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Il GSE ha aggiornato le “Istruzioni Operative per la gestione del fine vita dei pannelli fotovoltaici degli impianti incentivati in Conto Energia”. Queste linee guida recepiscono le diverse novità normative introdotte dalla legge 41 del 21 aprile scorso sulla possibilità di rateizzare, in cinque anni, la quota da versare al sistema collettivo in caso di adesione.

Con la nuova versione, pubblicata online, il gestore ricorda ai soggetti responsabili degli impianti incentivati in Conto Energia che il termine ultimo per comunicare la loro adesione a uno dei sistemi collettivi qualificati ai sensi della normativa vigente è stato fissato al 30 giugno 2024. In caso di mancata adesione al sistema collettivo, il GSE provvederà al trattenimento delle quote a garanzia secondo le modalità indicate nelle Istruzioni Operative. Il GSE ricorda ai soggetti responsabili che sono state riavviate le attività propedeutiche per il trattenimento delle quote a garanzia per coloro che non provvedono all’adesione al sistema collettivo. A tal fine è possibile consultare il prospetto degli importi economici nella apposita sezione del portale “Gestione componenti di impianto e quote Raee”. 

Inoltre, il Gestore sta avviando una fase di confronto tecnico sull’implementazione della disciplina dei Raee derivanti dai pannelli fotovoltaici con i principali attori del sistema e con le altre istituzioni nazionali. Il fine è quello di favorire uno scambio di dati e informazioni e promuovere un aggiornamento del quadro normativo di riferimento.

Con l’obiettivo di garantire una maggior trasparenza, il GSE sta provvedendo anche alla definizione di un’apposita sezione sul proprio sito in cui verranno pubblicate tutte le principali informazioni sull’ammontare delle quote a garanzia in corso di trattenimento. Quote che sono finalizzate ad assicurare la copertura dei costi di gestione dei Raee derivanti dagli impianti fotovoltaici incentivati in Conto Energia.

Per consultare il documento aggiornato clicca qui.

Fonte: Solareb2b.it

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) entro il 2030 il panorama energetico subirà notevoli cambiamenti: il fotovoltaico potrà arrivare a 800 GW di nuovo installato annuale, le energie rinnovabili faranno quasi il 50% del mix elettrico mondiale, si venderanno più pompe di calore che caldaie alimentate a combustibili fossili, gli investimenti nell’eolico offshore saranno il triplo di quelli in nuove centrali elettriche a gas e carbone, le auto elettriche saranno dieci volte quelle di oggi.

“La transizione verso l’energia pulita sta avvenendo in tutto il mondo ed è inarrestabile. Non è una questione di ‘se’, è solo una questione di ‘quanto presto’ e prima è, meglio è per tutti noi”, ha affermato Fatih Birol, direttore esecutivo della IEA.

Non a caso, per quanto riguarda la domanda globale di carbone, gas e petrolio, è previsto il raggiungimento di un picco nel corso del decennio; nello stesso scenario, la quota di combustibili fossili è destinata a vedere una riduzione dall’80% al 73% entro il 2030. 

Nonostante il panorama energetico sia positivo, è necessario un adeguato supporto e coinvolgimento da parte di governi, aziende ed investitori per riuscire a rispettare gli impegni climatici internazionali. 

Questa esigenza, purtroppo, non coincide con gli obiettivi delle grandi compagnie energetiche, americane in particolare. Secondo la IEA, infatti, servirebbero politiche più forti per ridurre la domanda di combustibili fossili, che rimane comunque elevata.

Seppur l’obiettivo sia possibile ma difficile da raggiungere, la Iea nel World Energy Outlook appena pubblicato, propone cinque punti fondamentali da raggiungere entro il 2030:

  1. triplicare la capacità rinnovabile globale;
  2. raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica;
  3. ridurre del 75% le emissioni di metano derivanti dalle attività legate ai combustibili fossili;
  4. meccanismi di finanziamento innovativi e su larga scala per triplicare gli investimenti in energia pulita nelle economie emergenti;
  5. misure per uscire gradualmente dai combustibili fossili, inclusa la fine delle nuove approvazioni di centrali elettriche alimentate a carbone.

Grazie a questi interventi, le fonti rinnovabili dovrebbero contribuire per l’80% alla nuova capacità di produzione di energia al 2030, con il fotovoltaico che rappresenterà più della metà di questa espansione.

Fonte: QualEnergia.it

Chi segue quotidianamente le notizie energetiche ne avrà già sentito parlare in modo approfondito, nei giorni scorsi è tornato alto l’interesse per l’eolico e in particolar modo per gli investimenti offshore. Ovvero quegli impianti che vengono installati in mare di fronte alle nostre coste. 

Tra le battaglie di chi ha dichiarato guerra all’eolico perché, a parer loro, deturpa il paesaggio e chi sostiene invece che la transizione ecologica è possibile solo se si impiegano tutte le tecnologie verdi in campo, una conferma arriva da recenti studi commissionati da Legambiente, WWF e greenpeace che vedono l’eolico offshore in un ruolo fondamentale per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione che ci siamo dati.

Si parla di creare 51Gw di potenza da questa fonte, divisi tra 41 onshore e 10 offshore e anche se i numeri possono sembrare alti se si guardano le richieste già giunte a Terna l’obiettivo è a portata di mano. Il ruolo maggiore ora lo devono giocare le autorità di controllo che devono consentire lo snellimento delle pratiche, senza ovviamente soprassedere ai controlli doverosi sull’operato degli appalti.

Sicilia, Sardegna e Puglia attualmente sono le regioni dalle quali sono arrivate più richieste al vaglio degli operatori, i dati di marzo 2023 parlano di un totale di 78 Gw di potenza richiesta solo da queste tre regioni.
Tante richieste per i più diversi motivi non andranno a buon fine ma a fronte di una richiesta complessiva così alta, si può puntare decisamente su questa risorsa energetica.

Alcuni esempi di come le pale eoliche offshore possono essere installate

All’interno del settore poi i progetti giunti si dividono tra chi propone un eolico offshore classico e chi punta alle piattaforme galleggianti che favoriscono produzioni energetiche più alte grazie alla sola capacità di intercettare i venti.

Infine una spinta ulteriore verso questi investimenti con il beneplacito anche delle associazioni ambientali viene dalle ottime notizie in tema di riciclo delle vecchie pale attualmente in uso. 

L’azienda olandere Vestas ha infatti presentato un sistema di riciclo per le pale epossidiche che grazie ad un processo chimico punto a scomporre la resina rendendola totalmente riutilizzabile per i nuovi impianti e chiudendo un circolo virtuoso di produzione.

Fonte: QualEnergia.it

Nei giorni scorsi gli uffici del Ministero dell’Ambiente (MASE) hanno lavorato per impostare una consultazione che dallo scorso 7 Agosto è attiva sul sito del Ministero. L’obiettivo è quello di migliorare il decreto FERX, il testo di legge che contiene le nuove proposte di incentivi per l’energia prodotta da fonti rinnovabili.
I cittadini e gli enti interessati avranno tempo fino al 18 Settembre per partecipare alla consultazione.

Qui le informazioni per partecipare: https://www.mase.gov.it/notizie/avviata-la-consultazione-pubblica-sul-decreto-ferx-la-promozione-della-produzione-elettrica

Ma facciamo un passo indietro; che misure contiene il nuovo decreto e perché è stata chiesta una consultazione pubblica? Il Ministro Pichetto Fratin ha risposto con le seguenti parole: “Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al minor costo per il consumatore finale e dando maggiori certezze agli operatori “.

Il decreto riguarda nello specifico: Impianti fotovoltaici, eolici, idroelettrici e Impianti di trattamento dei gas residuati dai processi di depurazione e introduce delle novità che non riguardano solo il mero calcolo degli incentivi economici. 
Uno dei punti principali ad esempio è introdurre un sistema di calcolo che determini quanta emissione di CO2 è stata evitata grazie a questo impianto e di conseguenza se ne calcoli un incentivo.

Il nuovo DL dovrebbe legiferare sugli stanziamenti degli incentivi alle rinnovabili già contenuti nel decreto FER del 2021 per tutto il quadriennio 2024-2028. Inoltre ciò che cerca di fare il Ministero è aprire una corsia preferenziale per le valutazioni dei grandi impianti sopra i 10 MW che avranno una ‘valutazione accelerata’ da parte degli uffici competenti.
Saranno Terna e il GSE a gestire questo processo nei prossimi mesi.

Il decreto in base alla potenza prodotta dagli impianti definisce poi degli scaglioni:

  1. per gli impianti di potenza non superiore a 200 kW, l’energia elettrica prodotta è ritirata e venduta direttamente dal Gestore, erogando, sulla produzione netta immessa in rete, una tariffa omnicomprensiva.
  2. per gli impianti di potenza superiore a 200 kW o che hanno rinunciato alla prima opzione, l’energia elettrica prodotta resta nella disponibilità del produttore, che provvede autonomamente alla valorizzazione sul mercato.

Certamente negli ultimi mesi il MASE ha dimostrato impegno per raggiungere gli obiettivi prefissati per il 2030, ma la strada da fare non è lineare e serve costanza anche nell’applicazione di queste misure per fare in modo che non restino solo degli impegni inevasi.

Qui la Bozza del Decreto FERX: https://www.mase.gov.it/sites/default/files/archivio/notizie/Consultazione_pubblica_schema_DM_FERX.pdf

Fonte: Rinnovabili.it

Se siete interessati alle questioni energetiche non vi sarà di certo sfuggito il continuo parlare  di PNIEC da più di un mese a questa parte.

Ma ricordiamo prima di tutto cos’è il PNIEC. Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima è un documento che viene introdotto dal #unioneeuropea in una riforma del 2018. Il Piano fissa gli obiettivi al 2030 su efficienza energetica, fonti rinnovabili e riduzione di CO2, sicurezza energetica, mercato unico dell’energia e mobilità sostenibile.

Da quando il 30 Giugno scorso il Ministro Pichetto Fratin ha ufficializzato di aver inviato una prima bozza di modifica del PNIEC a Bruxelles le polemiche da ogni parte non si sono fatte attendere. La critica maggiore che viene mossa, anche da fonti autorevoli e che non ci si smuove più di tanto dal #gas che per il MASE rimane centrale nella politica energetica italiana e già questo fa storcere un po’ il naso. Inoltre non si delinea una strategia di uscita dalle fonti fossili. 

Gli obiettivi si attestano al  40% sulle rinnovabili nei consumi energetici finali e arrivano al 65% per le sole rinnovabili elettriche. Certamente meglio dello scorso piano approvato nel 2020 ma comunque dieci punti sotto quel 75% inizialmente previsto, quando altri paesi europei dell’area mediterranea come la Spagna puntano a superare l’80%. 

Il piano è stato sin da subito presentato come un documento cauto che non vuole strafare ma vuole essere realistico, c’è però da dire che così si rischia di non raggiungere al 2030 tutti gli obiettivi prefissati.

Le associazioni ambientaliste riunite: WWF, Legambiente, Greenpeace, Kyoto Club e Transport & Environment hanno condiviso una nota segnalando le perplessità, della prima bozza presentata a fine giugno e il testo definitivo inviato a Bruxelles non varia di molto.

Nel testo inviato lo scorso 20 luglio dal Ministro Pichetto Fratin alla Von der Leyen si nota un’apertura verso l’eolico offshore ma per il resto i parametri rimangono pressoché invariati. L’approvazione del piano, ora al vaglio degli organi UE, deve avvenire entro il Giugno 2024 e da lì ci saranno ‘solo’ 6 anni per attuare tutti gli obiettivi.

Le associazioni di settore si sono dimostrate ottimiste ma con un’indicazione comune, ossia che questi obiettivi sono possibili solo se si continua a semplificare la parte burocratica, si fa un’attenta e puntuale progettazione si da subito e si punta alla #cogenerazione dell’energia. Vero punto di snodo, perché ancora oggi la cogenerazione energetica ha norme più stringenti della generazione separata e per questo deve essere aiutata.

Nelle scorse settimane Solarfast è stata sponsor del festival Dirama – Incontro di natura, relazioni e cura del territorio, organizzato da Legambiente Bergamo in collaborazione con associazioni, enti e gruppi della nostra città, giunto quest’anno alla sua quinta edizione.

Dirama Festival Ph. Tommaso Pirovano


Un festival dedicato alla natura e all’ambiente durante il quale in diversi modi le persone hanno incontrato e conosciuto la natura che ci circonda nella nostra provincia. Dalle passeggiate con naturalisti esperti al teatro, dai laboratori al cinema, fino alle conferenze e agli incontri tematici. 

Tra gli eventi è spiccata la presenza del climatologo, premio Nobel per la pace, Carlos Nobre che dal Brasile quest’anno è stato ospite d’eccezione del festival.
Il Brasile è per noi un luogo importante dove Solarfast lavora da anni con Solarfast do Brasil, Azienda partner, attiva del paese sudamericano con sedi a Fortaleza e Belo Horizonte.

Dirama Festival Ph. Tommaso Pirovano

La presenza del premio Nobel ha riportato l’attenzione della città sull’importanza di preservare la foresta amazzonica, ambiente naturale preziosissimo per l’intero pianeta. 

Durante l’interessante conferenza Nobre ha ampiamente parlato del cambiamento climatico e dell’importanza di preservare gli ecosistemi amazzonici nei quali è fondamentale contrastare la deforestazione in atto, non solo per i benefici che questo porta all’amazzonia e al Brasile ma al mondo intero. L’accento è posto sulla deforestazione in atto in questi territori che avviene a vantaggio in particolar modo degli allevamenti intensivi e degli interessi economici. 

Dirama Festival Ph. Tommaso Pirovano

Un’analisi puntuale del ruolo che le foreste ricoprono, non solo in quanto “polmoni verdi del nostro pianeta” o per l’equilibrio climatico mondiale, ma anche luogo insostituibile di preservazione della biodiversità delle specie animali e vegetali e preziosa risorsa per l’uomo: le popolazioni indigene che abitano queste terre conservano e perpetuano conoscenze che hanno un valore incalcolabile nella convivenza uomo e natura.

Solarfast coglie questa occasione per ripensare all’importanza del proprio ruolo di impresa sui territori in cui opera e conferma l’impegno a investire nelle energie rinnovabili e a sostengo delle realtà locali che, come Dirama e Legambiente, operano ogni giorno per un futuro più sostenibile e di pace. 

La crescita e lo sviluppo delle energie rinnovabili nel nostro paese ha una storia spesso complicata e altalenante ma come ci è capitato di raccontare spesso la spinta impressa per superare la crisi energetica nei mesi scorsi è stata forte e ha contribuito in modo sostanziale a raggiungere obiettivi impensabili in Europa anche solo fino a un paio di anni fa.

I 3Gw prodotti dall’Italia nel 2022 da fonti rinnovabili non sono tantissimi rispetto agli obiettivi che ci siamo prefissi per il 2030 (dove vorremmo raggiungere il 30% di energia prodotta da rinnovabili) e soprattutto a confronto con le altre nazioni europee con in testa la Germania che lo scorso anno ha prodotto ben 11Gw ma le prospettive di miglioramento sono in atto e un aiuto concreto sta arrivando ora dal PNRR.

A cosa serve il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è cosa nota; attivato per sostenere le politiche di sviluppo su tre assi principali: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale non è però appannaggio delle sole istituzioni pubbliche. Infatti sempre di più anche enti privati hanno contribuito a progetti di interesse comunitario e tra questi molti puntano a sostenere la transizione energetica.

Ma cosa offre il PNRR rispetto agli interventi energetici rinnovabili?
Innanzitutto il PNRR aveva stanziato 59,47 miliardi alla voce: ‘Rivoluzione verde e transizione ecologica’ e recentemente per sostenere start-up innovative è stata deliberata la creazione di un fondo il Green Transition Fund (GTF) di 250 milioni in sovvenzioni, che segue il più grosso investimento da 1 miliardo di euro stanziato per sostenere la voce ‘Rinnovabili e Batterie’ nei diversi campi di applicazione:

Fin qui tutto bene ma spesso poi i progetti avviati si bloccano nelle burocrazie del bel paese, per questo il PNRR-ter, deliberato ad Aprile 2023, ha spinto ulteriormente verso la semplificazione di queste procedure.
Le norme contenute in questo decreto puntano sostanzialmente all’ampliamento delle aree su cui è possibile installare impianti rinnovabili, per lo più si parla di fotovoltaico ed eolico, e alla semplificazione delle burocrazie.
La norma più significativa è quella dell’eliminazione della (VIA) Valutazione di impatto ambientale fino al 2024 per i progetti che hanno già ottenuto una Valutazione Ambientale Strategica (VAS) per le seguenti categorie:

A questa si aggiunge la semplificazione di tutte le procedure di manutenzione ordinaria e straordinaria sia per gli impianti fotovoltaici che eolici esistenti, che ora non necessitano più di lunghe burocrazie per essere attivate.


Le agevolazioni per l’agrovoltaico di cui avevamo parlato in un articolo recente (leggi qui) e il sostegno alle Comunità energetiche.

Certamente la strada intrapresa è positiva e di grande respiro, serve pero un impegno costante per mantenere gli impegni e raggiungere l’ambizioso ma possibile obiettivi che ci siamo dati per il 2030.

Fonti:
PNRR Rinnovabili e Batterie

Solarfast sostiene e invita a partecipare a Dirama, il festival bergamasco dedicato alla sostenibilità ambientale, un incontro internazionale per riflettere su natura, relazioni e cura del territorio.

In un periodo storico minacciato dai cambiamenti climatici, in cui stare in natura si fa urgenza collettiva, prendere consapevolezza del territorio che ci circonda permette di riscoprire come abitarlo in maniera responsabile e prendersene cura. È così che dirama, fiancheggiato da Solarfast, propone attività adatta a tutte le età, per avvicinare e promuovere le buone pratiche ambientali, nella trasmissione di valori che partono dal rispetto verso l’ambiente.

Passeggiate e biciclettate nella natura, presentazione di libri, teatro, workshop, dibattiti e laboratori adatti anche ai più piccoli. Il festival organizzato da Legambiente Bergamo sui temi della sostenibilità ambientale e valorizzazione del territorio naturalistico è giunto alla quinta edizione. Saranno più di 40 gli eventi e gli incontri in programma in provincia di Bergamo dal 16 giugno al 9 luglio, un modo attivo e partecipato per prendersi a cuore l’ambiente che abitiamo, rispettandolo e proteggendolo.
Natura, ecologia, flora e fauna, non sono gli unici argomenti affrontati dal festival nel corso delle cinque edizioni, si è parlato anche di progettazione partecipata, cittadinanza attiva, mobilità sostenibile.

A supportare il festival ci siamo noi di Solarfast, con la nostra lunga esperienza nel settore delle rinnovabili. «Ci sentiamo dei pionieri, per quanto riguarda la produzione di energia elettrica da fotovoltaico – spiega il co-founder di Solarfast Nicola Scandella – abbiamo abbracciato con entusiasmo questo mondo sin dal 2005 con la realizzazione dei primi impianti industriali fino ad oggi. Il SOLE è l’elemento naturale forse più importante ed Il fotovoltaico a quasi 20 anni dalle prime importanti installazioni è risultato essere il più democratico e fruibile  impianto di produzione di energia , installabile in ogni luogo assolato , e di qualsiasi taglia cosi da soddisfare le molteplici esigenze dei diversi consumatori».

Legambiente Bergamo insieme a molte associazioni, istituzioni e gruppi del territorio, si pongono l’obiettivo di promuovere e valorizzare il patrimonio naturalistico e culturale della provincia di Bergamo e delle sue comunità. Riflettere e fare, mettendo in connessione le persone che operano in direzione di buone pratiche per il futuro in internazionalità che guarda e ascolta anche oltre i confini cittadini e nazionali.

Proprio facendo riferimento al periodo in cui si è verificata la crisi energetica, le nuove analisi rivelano che le energie rinnovabili hanno generato più elettricità rispetto ai combustibili fossili durante l’inverno, per la prima volta in Europa.

Mentre l’Europa si avviava verso la fine del 2022, la crisi del gas in corso unita alla bassa produzione nucleare e idroelettrica hanno portato preoccupazioni su come i paesi avrebbero tenuto le luci accese durante l’inverno. Ora, guardando indietro agli ultimi sei mesi, è chiaro che il sistema energetico europeo ha superato con successo la tempesta. Esaminando la produzione di energia e le variazioni della domanda di elettricità nei paesi dell’UE nei mesi invernali è possibile capire come è andato l’inverno e quali lezioni l’UE può trarre.

Superando ampiamente l’obiettivo comune Ue del -15%, lo scorso inverno il consumo di gas in Italia è sceso di oltre il 18%, il dato è stato reso noto da Eurostat. Varcando così il limite imposto lo scorso agosto tramite il piano RePower EU e raggiungendo un decremento dell’uso di gas fossile nella stagione termica 2022-23 del -17,7%. Il paese più virtuoso è stato la Finlandia con -55,7%, che ha raggiunto l’obiettivo anche grazie a un boom dell’energia eolica (+14,1%).

Tenuto conto della crisi energetica dell’inverno 2022-2023, la domanda di energia prodotta da combustibili fossili è diminuita del dodici per cento rispetto all’inverno precedente. Le energie rinnovabili hanno, invece, prodotto il quaranta per cento dell’elettricità dell’Unione europea tra ottobre 2022 e marzo 2023, contro i combustibili fossili fermi al 37 per cento.

Le rinnovabili dimostrano inoltre come abbandonare il carbone sia realmente possibile. Il generalizzato ritorno al carbone paventato durante la crisi energetica non si è mai verificato e le centrali riattivate nel timore di carenza di energia sono state utilizzate mediamente a un quarto delle loro capacità.

I diffusi tagli alla domanda hanno permesso all’Unione europea di ridurre il consumo di elettricità per un valore di 12 miliardi di euro durante l’inverno.  Il think tank energetico Ember fa notare come le riduzioni della domanda possano essere attribuite, sì, a temperature invernali superiori alla media in tutta Europa, ma anche alle misure di risparmio energetico del governo e alle azioni dei cittadini.

“L’Europa ha dovuto affrontare un inverno di crisi, con costi energetici in aumento e problemi di approvvigionamento innescati dall’invasione russa dell’Ucraina”, è stato il commento di Chris Rosslowe, analista di Ember. “L’Europa ha superato quei mesi difficili, ma non può fare affidamento sui tagli della domanda in momenti di emergenza e sul clima mite per gli anni futuri”.

Anche ad aprile secondo i dati dell’ultimo rapporto mensile sul sistema elettrico di Terna, le fer elettriche hanno contribuito per il 45,5% della produzione totale netta nazionale con oltre 8,7 TWh. E hanno coperto il 36,5% dei consumi.

In linea con le attuali emergenze climatiche, cresce il bisogno di terreni agricoli e di superfici per l’installazione di impianti fotovoltaici. C’è un sistema in grado di riunire due necessità: il sistema agrivoltaico, che congiunge lo sviluppo dell’agricoltura alla generazione di energie rinnovabili. I moduli solari installati sopra i campi possono velocizzare la strada verso l’utilizzo di nuove energie proteggendo, al tempo stesso, le importanti coltivazioni agricole. L’agrivoltaico, in Italia, è un tema di forte attualità anche nel dibattito della gestione del Paese, trattandosi di una risorsa sia per la produzione di energia nazionale, che come strumento tecnologico per l’agricoltura.

Cos’è l’agrivoltaico?

Si tratta di un impianto fotovoltaico posizionato su un terreno destinato ad attività agricole o per allevamento. Tale sistema prevede soluzioni con montaggio di moduli elevati da terra, anche con rotazione, in modo da non compromettere la continuità delle attività di coltivazione agricola e pastorale, consentendo l’applicazione di strumenti di agricoltura digitale. L’agrivoltaico prevede inoltre la realizzazione di sistemi di monitoraggio dell’impatto su colture, risparmio idrico, produttività, continuità delle attività delle aziende agricole, recupero della fertilità del suolo, microclima e resilienza ai cambiamenti climatici.

Il Mase approva il decreto incentivi

Il provvedimento ministeriale definisce criteri e modalità per la concessione dei benefici ai nuovi impianti agrovoltaici nazionali con l’obiettivo di sostenere una capacità produttiva energetica addizionale di 1,04 GW. La misura di investimento del PNRR prevede l’implementazione di sistemi ibridi agricoltura-fotovoltaico che non compromettano l’utilizzo dei campi, ma contribuiscano alla sostenibilità ambientale ed economica delle aziende coinvolte.

“L’autonomia energetica si costruisce anche puntando sulla vocazione agricola di una grande parte del nostro Paese”, spiega in una nota stampa il Ministro Pichetto. “Oggi la sfida, che questo decreto interpreta con grande attenzione, è far coesistere nei campi l’eccellenza agricola con soluzioni nuove per generare energia pulita, aprendo opportunità di crescita del settore nel segno della sostenibilità e dell’attenzione all’ambiente”.

Il decreto ministeriale disciplina gli incentivi per gli impianti agrivoltaici avanzati, prevedendo il riconoscimento di un contributo in conto capitale nella misura massima del 40% dei costi ammissibili; dall’altro una tariffa a valere sulla quota di energia elettrica prodotta e immessa in rete.